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Che fessi!

Ma è mai possibile che i fautori dell’abolizione delle Province non si rendano conto di essere straordinariamente presi per il culo, scusate la schiettezza, da una classe politica che vuol cavalcare il malcontento della gente verso la politica garantendosi di poter continuare a macinare risorse e togliendo ai cittadini anche la possibilità di dire la loro?

Come ho già detto più volte, adesso la conferma arriva nero su bianco dalla proposta di modifica Costituzionale inserita nella cosiddetta “manovra”.

State attenti che riscoprono i comprensori e ci ritroviamo con la Franca Olmi Presidente e senza la possibilità nemmeno di votarla, avevo detto… come volevasi dimostrare: “spetta alla legge regionale, adottata previa intesa con il consiglio delle autonomie locali di cui all’articolo 123, istituire sull’intero territorio regionale forme associative fra i comuni per l’esercizio delle funzioni di governo di area vasta nonche’ definirne gli organi, le funzioni e la legislazione elettorale”.

Tradotto: voi gioite che vi facciamo credere che aboliamo le Province che tolgono le odiate poltrone ai politici, e noi ci inventiamo posti su cui non potrete dire “bef”… tanto di Province non volete saperne!?

La verità è che non esiste Paese civile al mondo dove la suddivisione amministrativa passa dal Comune ad un ente Regionale vasto di decine di migliaia di kmq e milioni di abitanti. Guarda caso la proposta fa l’eccezione delle Province di Trento e Bolzano… cioè dove è la Regione ad essere stata fortemente ridimensionata (come dovrebbe essere).

Una banda di cialtroni quella che fa queste proposte, una massa di fessi quella di chi non l’ha ancora capito.

 

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I miei “Magnifici quattro”

Quattro articoli di Legge semplici semplici
per abbattere i costi della politica

Sembra che il guaio di questo strano Paese sia la politica… mica vero. Il guaio sono i politici… e non è proprio la stessa cosa.
Non si è mai visto tanto affanno da parte di questi ultimi a cavalcare l’umor nero di tanti cittadini nel tentativo di trasformare le proprie colpe in motivo di consenso… e allora vai con “dimezziamo i parlamentari”, “aboliamo le province”, “basta comunelli”, “ridiamo ai cittadini il diritto di scegliersi i loro rappresentanti” e via “spopulando”. L’evidente contraddizione tra il togliere la rappresentanza (di Province e Comuni) e ridare ai cittadini il di diritto di essere rappresentati sfugge ai più, ma quel che conta è cavalcare.
La domanda, credo legittima è, ma se non le devono fare loro tutte queste cose chi le deve fare? Io?
Non a caso stanno cercando di attuare proprio quella che va a vantaggio loro e non dei cittadini… cioé togliere la possibilità dei cittadini di eleggersi chi vogliono in Province e Comuni e mantenersi la possibilità di nominarsi anche lì chi vogliono senza passare nemmeno formalmente e teoricamente per una verifica elettorale dei cittadini, in enti di secondo grado, consorzi e diavolerie varie che quegli enti aboliti permetteranno di realizzare.

Allora credo che i cittadini abbiano la possibilità di pretendere una Legge semplice… che taglia la testa al toro sui costi della politica… non necessita nemmeno di dimezzare i parlamentari e quindi può essere fatta domani mattina… perché uno dei trucchi è ipotizzare riforme che tirano in ballo la Costituzione e quindi ballare all’infinito con i tempi… No, una Legge applicabile subito. Eccola:

I "piccioli"... la questione delle questioni.

art.1 – Le indennità e benefit conseguenti l’incarico parlamentare di Deputati e Senatori, nonché quello relativo ad incarichi di Governo è parificato alla media delle indennità e benefit di incarichi analoghi nei 5 Paesi firmatari assieme all’Italia dei “Trattati di Roma” del 18 aprile 1951 e costitutivi di fatto della futura Unione Europea: Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

 

art.2 - Gli incarichi nelle Assemblee e negli organi esecutivi dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni non sono cumulabili. In deroga è concesso che Presidenti di Regione, di Provincia e Sindaci possano presiedere o partecipare ad Assemblee di cordinamento costituite fra gli enti citati, ma non possono assumere Presidenze o incarichi amministrativi in Società o Consorzi da questi costituiti.

art.3 – Sono soppressi i trasferimenti agli Enti sottordinati dello Stato relativamente alle spese a bilancio di Regioni, Province e Comuni per le consulenze professionali e le indennità da corrispondersi a Presidenti, Sindaci, Assessori e Consiglieri. Il risparmio di spesa sarà interamente trasformato in diminuzione percentuale della prima aliquota fiscale utilizzata per il calcolo della tassazione sui redditi.

art.4 – È data facoltà a Regioni, Province e Comuni di adottare misure di tassazione locale per sostenere le proprie spese per indennità e consulenze professionali. L’ammontare di tali spese dovrà essere dichiarato dai candidati alle cariche di Presidente e Sindaco negli enti suddetti nel documento di programma amministrativo allegato alla candidatura e publicizzato annualmente in modo adeguato dopo l’elezione. Dopo l’entrata in vigore della presente Legge potranno essere considerati i valori espressi nell’ultimo bilancio approvato dell’ente e con gli stessi obblighi di pubblicizzazione.

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Sanità per chi?

È finanche pleonastico dire di operare per una “sanità di qualità”, c’è forse qualcuno che sosterrebbe una “sanità scadente”? Eppure la politica fa ampio uso di aggettivi che dovrebbero sussistere come “condicio sine qua non” che, senza scomodare i latini, dovrebbe voler significare che non si dovrebbe poter parlare di sanità senza la qualità… perché allora usare questi aggettivi?

Nemmeno il PD è immune dalla ridondanza degli aggettivi. Il dubbio è che con gli aggettivi si possa “coprire” con una forma una sostanza che solo apparentemente ha il soggetto che comunemente intendiamo se parliamo di sanità… cioè i malati.

All’epoca del referendum sull’ospedale unico mi sono preso lo “sfizio” di fare una mia personale ricerca “sulla sanità” nella nostra Provincia e voglio riproporla ora che si riparla di riorganizzare la sanità, tagliare, darle efficienza e via nell’effluvio di aggettivi ed ipotetiche azioni di cui si parla da decenni.

ANNO 2007 VCO (ASL14) TICINO (EOC)
TERRITORIO
Popolazione 163.000 336.000
Comuni 77 161
Superficie kmq 2.255 2.812
Densita ab/kmq 72 119
OSPEDALI
Ospedali publici 3 7
Centri ricerca pubblici 0 1
Posti letto 327 975
Pazienti curati 17.000 37.800
Giornate ricovero 110.000 320.000
Mobilità pazienti 11.000 n.d.
PERSONALE
tecnico amministrativo 379 819
Medico e paramedico 1.568 2.234
totale personale 1.947 3.053
BILANCIO (euro)
SPESE 361.000.000 310.000.000
RICAVI 350.000.000 312.000.000
avanzo/perdita -11.000.000 2.000.000
MEDIE
media ab/comune 2.177 2.087
media ab/ospedale 54.333 48.000
media ab/posti letto 498 345
media giorni degenza 6,47 8,47
media ab/pazienti 9,59 8,89
pazienti/pers.tecnico 44,85 46,15
pazienti/pers.medico 10,84 16,92
pers.tecnico/letti 1,16 0,84
pers.medico/letti 4,80 2,29
spesa/abitante (euro) 2.214 922

La tesi voleva e vuole sostenere che l’oggetto di tutte le discussioni che si sentono non sono i naturali interessati (o almeno quelli che tutti crediamo che siano tali), i malati, bensì un mondo parallelo e non sempre onesto, foss’anche solo intellettualmente, che con la sanità ci campa… e a volte va ben oltre.

Sia per il periodo in cui ho svolto la mia ricerca sia perché di quel periodo ho trovato i dati, ho analizzato il 2007. Come ogni ricerca che si rispetta aveva poco senso non paragonare i dati della sanità provinciale con quelli di un territorio analogo. L’ho fatto e ho scomodato un Paese extracomunitario… che però confina con noi.

I dati di confronto paragonano l’ASL14 con l’Ente Ospedaliero Cantonale Ticinese (EOC). La scelta non è casuale. Il Ticino ha una popolazione doppia la nostra, ma le stesse caratteristiche orografiche… essendo confinante ha presumibilmente anche le stesse esigenze sanitarie.

La prima sorpresa nel raffronto si ha nello scoprire che non solo gli svizzeri hanno più ospedali di noi nel rapporto con la popolazione, ma hanno anche un centro di ricerca oncologico (senza degenza)… e noi stiamo a parlare di ospedale unico come soluzione per l’efficienza. In Ticino ci sono più Comuni che da noi sempre in rapporto alla popolazione e sempre per dare un motivo di riflessione in più a quelli che da noi li vorrebbero eliminare.

Ma è sui dati di sostanza che viene il bello. Quanto gli svizzeri sono curati dai loro ospedali, con quanto personale e con quali spese? Leggetevi la tabella a fianco, mi pare abbastanza demoralizzante (per noi) che ben poche spiegazioni necessitano.

Abbiamo (sempre in rapporto con la popolazione) 4,8 medici o paramedici per ogni posto letto e loro che hanno 1 volta e mezza i nostri posti letto (in rapporto) si possono “permettere solo” 2,3 medici o paramedici a posto letto… i maligni insinuano che l’OMS si stia attivando per verificare lo stato di degrado dell’assistenza sanitaria svizzera.

Ma il clou sono i “piccioli” e si sa agli svizzeri non mancano. Li li stracciamo spendendo il 15% in più sul valore assoluto… attenzione, non in rapporto… questo fa si che voi state spendendo 2214 euro all’anno per garantirvi (forse) un posto al San Biagio se vi serve e vostro cugino a Bellinzona spende 922 euro (meno della metà).

Se avete dei dubbi o, avete dati diversi, comunicatemelo qui… se ho dato dati sbagliati e li “corrigerete” avrò comunque dato un contributo alla chiarezza.

Se volete una conferma su quanto siano bravi gli svizzeri e pessimi noi, o viceversa, andate sul sito dell’EOC e poi su quello dell’ASL14 e capirete dove vanno a finire i vostri soldi… anche i miei, ma io credo di averlo già capito e forse voi no… o pensate davvero che il problema della nostra sanità sia mantenere il “punto nascite” di Domodossola?

EOC: www.eoc.ch
ASL14: www.aslvco.it

 
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L’Italia è davvero piena di “prigionieri americani”

Come diceva il “tenero” Arcovazzi forse siamo rimasti ancora quelli che vedono una realtà tutta loro. Forse ci vediamo aguzzini di “prigionieri” e siamo carcerati noi stessi più che mai. Del resto per taluni siamo sempre “quelli che siamo messi meglio di altri”, potrebbe essere vero se il riferimento fosse ai disperati del Corno d’Africa e non alla Germania.

Il tenente colonnello Thomas Edward Lawrence

Nel turbinio delle ferie estive prosperano le invenzioni di riforma, nemmeno giustificate dal solleone che un incongruo lavorio delle sinapsi potrebbe pure provocare, ma che è tanto presente in questi giorni agostani tanto quanto i “prigionieri americani” dell’Arcovazzi, e come funghi… che invece di questi tempi pare abbondino… spuntano i Costituzionalisti da ombrellone e spritz.

Da tempo la novella dell’abolizione delle Province viene estratta con la puntualità del gioco del lotto e con la stessa finalità di distrazione di massa dei cultori della “smorfia”… hai visto mai che si debba parlare e discutere di cose serie!

“Abolizione” è parola che prende bene… in periodo di Repubblica fondata sulla TV andrebbe detto: fa audience. Ci si potrebbe allargare chiedendo l’abolizione del Parlamento, ma ci si limita alle Province. Tutti d’accordo o quasi per togliere di mezzo l’unica forma amministrativa su area vasta coerente con l’estrazione culturale, gli usi e i costumi e la tradizione economica e sociale delle popolazioni che le abitano… preesistenti di fatto ben prima dei “dictat” napoleonici che le codificarono. Cosa nessuno vuole abolire… e andrebbe fatto… sono le Regioni, che invece (“robb de matt” avrebbe siglato Gianni Brera) sono diventate sinonimo di “federalismo”… loro che sono un’invenzione tutta politica di politici con la testa tutta centralista e statalista.

In questi giorni d’agosto al coro abolizionista si è rinnovata la richiesta di “accorpare” i piccoli comuni… Tutti a scuola da Lawrence d’Arabia questi politici sono andati? Hanno ritenuto come il tenente colonnello di Sua Maestà britannica che più delle idee, delle ragioni, del diritto dei popoli possa il righello. Con il righello si tracciano sulla mappa linee precise, senza incertezze… si misurano le dimensioni e si stabilisce se uno è grande abbastanza per contare qualcosa.

Le linee precise con le quali il tenente colonnello Thomas Edward Lawrence tracciò i confini degli Stati mediorientali fanno ancora sfoggio sulle cartine del nord africa, i disastri che provocarono quelli non abbiamo bisogno di andarli a cercare nella storia, basta che ci sintonizziamo su un telegiornale qualsiasi… sempre che la Redazione del giornale non abbia deciso che sarebbe una notizia seria ed allora ci propini il lancio del Ministro o “peones parlamentare” (che tanto ormai sono la stessa cosa) sull’idea di abolire le province.

A chi vorrà emulare Lawrence d’Arabia andrebbe ricordato che per fare “sparire” l’eroe bastò un piccolo “incidente” in motocicletta… che i soliti dietrologi indicano come tutt’altro che casuale…. non sarebbe necessario aspettare nessuna “intifada”.

 

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Il postino suona sempre due volte

Si, forse il richiamo ad un romanzo e a un paio di film che ne sono seguiti del genere “noir” mal si acconcia alla volontà di parlare di quella situazione ridicola, diciamolo pure, comica che sta attraversando le nostre vicissitudini quotidiane, ma a ben pensarci anche voi ne troverete il nesso.

Lana Turner

Lana (Silvio) Turner nell'ultimo riuscitissimo make-up per l'interpretazione di Cora

Mich è vecchio e a Cora non par vero di potersela fare con Frank, giovane e aitante vagabondo approdato al ristorante dei due. La passione di Cora per Frank spinge i due a sbarazzarsi dell’ubriacone Mich… nel nostro remake potrebbe essere che quest’ultimo finisce i suoi giorni in Tunisia ad Hammamet… nel romanzo di James M.Cain, Mich ha una fine ben più violenta e da lì inizia una lunga vicenda giudiziaria che non riesce a concludersi secondo i desiderata del Procuratore Distrettuale con la condanna di Cora e Frank (nonostante quest’ultimo fosse stato più volte visto aggirarsi con corda e nodo scorsoio tra le mani), e tutto questo grazie agli abili avvocati messi in campo da Cora.

Passano molti anni (diciamo almeno 17) e succede l’imprevedibile. Nonostante che l’hanno fatta franca, Cora e Frank continuano a litigare anche se fanno di tutto per non darlo a vedere. Ma per Frank è amore vero anche se Cora non ne è del tutto convinta.

Una sera di maggio, dopo che un paio di settimane prima avevano fatto una litigata che pareva ultimativa della loro relazione su oscuri e lontani affari milanesi, l’auto guidata da Frank sbanda paurosamente e i due vanno a sbattere. Si salva solo Frank.

Il Procuratore che aveva invano tentato di condannare Frank e Cora per l’omicidio di Mich accusa adesso Frank di aver fatto fuori Cora. Frank è disperato e non si capacita che negli ultimi istanti Cora abbia potuto pensare ad un suo tradimento, ma nella cella entra il Procuratore con la notizia che in un mercatino dell’usato, durante la vendita di un lettone, si dice regalato a Cora da un importante personaggio russo, è stato ritrovato un carteggio di Cora che descrive il suo rapporto amoroso con Frank e confessa il loro omicidio di Mich.

La sentenza capitale può essere eseguita, Frank non viene giustiziato per la morte di Cora, ma per l’assassinio di Mich. Il postino ha suonato due volte, sia per Frank che per Cora, e la seconda volta lo hanno ascoltato… come sempre accade.

Epilogo e concause – Non si è mai capito perché questo postino abbia sempre bisogno di suonare due volte per farsi sentire, ma deve centrare anche con il fatto che Frank e Cora nella loro tumultuosa relazione a un certo punto (per lo spirito fortemente federalista che li muove) perorano la causa di trasferire in città l’importante Ministero delle Poste e, come i più navigati Ministri democristiani, cercano di trasformare tutti gli abitanti del paesello natio in portalettere.

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Con le braghe a mezz’asta

La battuta non è mia, la rubo a Dario Franceschini perché mi sembra raffiguri bene la Lega Nord in questo momento.

Ieri sera abbiamo visto sulle TV nazionali un “leone boffonchiante” dal palco del Teatro Galletti di Domodossola, un “leone” che sempre più assomiglia, mi si perdoni la schiettezza, a quel Breznev, il perenne “raffreddato”, nelle rappresentazioni sovietiche delle sfilate militari sulla Piazza Rossa sul ballatoio del mausoleo di Lenin della nomenclatura comunista.

Il senso di pena per un uomo malato non può far venir meno la necessità di critica verso un Partito che ne ostenta le vestigia, ma persegue una politica fatta solo di slogan che ora hanno quasi bisogno dei sottotitoli e che nemmeno più riesce a gestire costretto com’è a rimangiarsi oggi ciò che ha apparentemente urlato ieri. Schiavo delle poltrone conquistate e di una “Roma ladrona” scoperta affascinante.

La Lega del ghe pensi mi

E in tutto questo il baluardo del federalismo va a farsi friggere, tra “soli delle alpi” che devono essere cancellati, “ronde” oggetto di attenzione ormai solo a “chi l’ha visto” e Leggi puntualmente cestinate dalle Corti italiane o europee che applicano i principi fondamentali del diritto nati sin dai tempi della Rivoluzione francese e non li traggono da un’ideologia xenofoba che si finge pacifista e vorrebbe evitare di sparare a Gheddafi mentre mitraglierebbe volentieri i disperati sui barconi in mare.

Qualche giorno fa raccoglievo lo sconforto del Direttore di TeleVCO il quale mi metteva a parte della nuova normativa che rimette in discussione il piano delle frequenze alle televisioni locali. Un piano che rischia di “far fuori” una realtà informativa come quella di TeleVCO perché i “federalisti della domenica” hanno messo tra le condizioni per cui potersi veder assegnato uno spazio, quella del bacino d’utenza. Una logica assurda che penalizza l’informazione locale proprio dove questa è più utile, nelle realtà marginali e difficili di montagna dove ovviamente la densità abitativa è bassa. Del resto abbiamo visto dove finirà il “federalismo municipale” dei piccoli comuni della nostra provincia: con il vedersi dimezzate, se non di più, le risorse.

Ovviamente di queste cose non discutono mica qui, discutono nei palazzi romani… se ne discutono. Ignorano “i federalisti dalle braghe a mezz’asta” cosa sia l’Appenzello Interno, uno dei 26 cantoni svizzeri di sole 15.000 anime che può legiferare come la California. Si predispongono solo ad “ammainarle” definitivamente le braghe, in ossequio all’Imperatore che forse, come si vocifera, quel “sole delle alpi” e quella “spada dell’Alberto da Giussano” ha già sotto chiave nella sua cassaforte.

 

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Le scelte autonome dei territori… decise a Roma (o a Arcore)

«Portiamo a casa il federalismo» è la parola d’ordine. Forse abbiamo inteso male la locuzione. Abbiamo sempre capito che questo fosse un programma politico che ha l’obiettivo di dare a ciascuna comunità la possibilità di determinare il proprio futuro ed invece “casa” dovrebbe proprio intendersi come luogo privato, non come riferimento geografico a una comunità. A questo punto capire «a casa di chi» è operazione fin troppo facile. Trattasi di Villa S.Martino o Palazzo Grazioli.

Statua di Robin Hood a Nottingham

Statua di Robin Hood a Nottingham

Eh sì, perché pare che sia estremamente “federalista” decidere a casa (quelle case) le tasse che devono imporsi a “favore” di regioni, Province e Comuni. Insomma una piena “autonomia impositiva” dei territori e delle comunità locali. Nel senso di “autonomamente imposto” dai frequentatori delle case suddette. L’Imperatore e i suoi sceriffi.

Lo “sceriffo del Piemonte” Cota starà riscoprendo le sue origini albanesi (chissà se quelle ossequiose ai Sultani ottomani o quelle alla casa Reale Romena… in entrambi i casi origine curiosa per un “padano” cultore del “föra di ball”), e non gli parrà vero di vestire i panni di suoi tanti predecessori. Solo che qui non siamo a Nottingham. Forse non esiste nemmeno un Robin Hood nostrano, ma forse basterebbe anche solo un “piccolo” John per dargli una randellata in testa alle prossime elezioni.

 

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E se finalmente scoprissimo cos’è il federalismo?

È un obiettivo ambizioso, non lo nego, ma vorrei che questo spazio servisse a capire che cos’è il federalismo, azione politica continuamente declarata, ma, secondo me, capita da pochi.

Aprendolo l’ho voluto dedicare in qualche modo ad Altiero Spinelli che credo sia stato un autentico interprete del pensiero federalista. Riducendo il federalismo ai minimi sistemi come in gran parte si sta facendo da tempo, solo alla struttura organizzativa del “particulare”, non si da certo merito all’intelligenza, alla passione del federalista Spinelli, ma tant’è… bisogna anche accontentarsi. Di solito “pitost che nient, l’è mei pitost”.

Nel “particulare” i nodi problematici di una transizione federalista dello Stato sono molto semplici… e guarda caso sono poi di fatto quelli su cui si interviene meno. La questione è solo una: “chi fa che cosa”.

Dalla Carta Costituzionale a discendere la legislazione non è chiarissima e questo serve per moltiplicare competenze e quindi ruoli da ricoprire… così ci si ritrova le stesse figure politiche ad ogni livello dell’amministrazione pubblica. Un Assessore alla cultura (e prendo di esempio la cultura che tanto è un materasso che ultimamente si può sbattere senza pietà) per il comunello di 300 abitanti, poi un altro per la Comunità Montana, poi uno per la Provincia e quindi uno per la Regione. E poi di cultura si devono occupare quelli che ci credono veramente e senza risorse.

Se ci riesco, e se mi date una mano, proverò/emo ad analizzare esempi concreti di ambiti diversi per capire cosa sarebbe utile fare e cosa no. Parlerò di sanità e magari qualcuno si scandalizzerà del modo, magari di turismo… vedremo se la volontà troverà assistenza dal tempo.

 

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